martedì 6 novembre 2007

La "Vera" Sindrome di Cenerentola


Breve racconto di Daniela Rindi

Introduzione

Nel crescere ed educare i propri figli bisogna fare delle scelte: che scuole fare, quale ambienti frequentare, gli amici, le attività extrascolastiche, lo sport, il tempo libero, i fidanzati… per indirizzare e dare degli imput positivi. Le favole hanno contribuito, inconsciamente e non, a creare nella psiche di una futura giovane donna, nelle nostre figlie, dinamiche "programmate". Queste sono poco evidenti, ma creano grandi problemi, come potete leggere in…

La "Vera Sindrome di Cenerentola"

Tutti noi conosciamo la favola di Cenerentola, la storia di una bellissima ragazza povera, non amata dalla sua matrigna, una ricca nobildonna con due figlie acide che, costretta a fare la serva, sogna l'arrivo del bel Principe Azzurro con il suo destriero bianco, che la riscatta da una vita di sacrifici e umiliazioni e la fa vivere per sempre felice e contenta. La psicologia comune definisce quindi, la ricerca affannosa di un uomo bello, ricco e forte, delle ragazze d'oggi e di ieri, come Sindrome di Cenerentola. Una ragazza, per quanta istruzione, indipendenza materiale e spirituale possa avere, guardandosi in giro, in cerca di un uomo, un fidanzato, mossa dalla sua fisiologica tempesta ormonale, sarebbe invece guidata, secondo la moderna interpretazione della favola, da una patologia vera e propria. Potrebbe essere, anche se trovo questa relazione assai discutibile, ma non è questo di cui voglio argomentare.

La favola continua con l'intervento di una Fata (apparentemente) buona, che presa a compassione, dà a Cenerentola la possibilità di conquistare il Principe Azzurro, trasformando i suoi vecchi stracci in un sontuosissimo vestito, completo di scarpette di vetro, i topi con cui condivideva la soffitta, in bellissimi cavalli bianchi e una banale zucca, in una principesca carrozza dorata. Fin qui tutto bene, l'autore…. mostra una gran fantasia e immaginazione. La storia continua con la Fata che, eseguita la spettacolare magia e accontentata Cenerentola, pone il suo dictat: "Tutto questo sarà tuo, potrai incontrare e far innamorare di te il Principe, ma solo fino a Mezzanotte, dopo di che, dovrai rientrare a casa, perché l'incantesimo finirà e tutto tornerà come prima!"

A questo punto della favola ho capito qual è sempre stata la Vera Sindrome di Cenerentola, quello che ha realmente tormentato intere generazioni di bambine prima, giovani donne dopo e che continuerà a farlo, fino a che non si prenderà collettivamente consapevolezza del messaggio subliminale insinuato nella favola. La Vera Sindrome è la Mezzanotte, è il limite, è il dictat, che se non rispettato fa decadere tutti i privilegi, la fiducia, la libertà, ti fa tornare prigioniera, schiava del tuo mondo, visibile per quello che sei veramente. Una giovane donna ha, sì il permesso di poter uscire la sera, di potersi fare bella, di sfoggiare il suo vestito migliore, di usare la lussuosa macchina di papà, ma deve rientrare presto, perché altrimenti rischia di diventare una poco di buono, un'inaffidabile, una persona irresponsabile, che disubbidisce agli ordini, capace di mettersi nei guai. Mancando quest'appuntamento, viene a decadere la fiducia del genitore e , di conseguenza, molti altri privilegi, tra i quali quello più importante, di vivere credendosi una vera principessa. E' il limite sociale imposto alla donna da sempre, mascherato dalla falsamente amorevole esigenza di protezione dell'uomo, creato solo per limitarne la libertà e perpetrare la sua sottomissione. Il limite dell'orario le fa vivere con ansia tutta la serata, le fa sentire di vivere una favola a tempo, tra poco finirà e tutto tornerà nella banalità e nella noia del quotidiano! Quanto corre per rispettare questa mezzanotte, quanto si affanna per rientrare in orario, per non perdere il privilegio, anche se per poche ore, di sentirsi diversa, una donna autonoma, bella e importante come una principessa!
Nella favola anche Cenerentola, allo scoccare della mezzanotte, corre come una disperata giù dalla scalinata, terrorizzata di mostrare se stessa e la vera vita che conduce, tanto da perdere persino una scarpetta. La scarpa è simbolica, è una traccia di se, un numero di cellulare, un regalo, una sciarpa dimenticata, per essere cercata e ritrovata in seguito.

La favola rappresenta, quindi, una sindrome ben più grave. Le giovani ragazze mancano fondamentalmente di sicurezza e fiducia di se, ma non è solo una questione di crescita. L'evoluzione interiore di una giovane donna non avviene solo compiendo gli anni, con questo magari invecchia, ma con la libertà di vivere se stessa, con lo spazio e il tempo che le sono concessi. Una Fata buona è un genitore che insegna a vivere con consapevolezza e secondo la propria coscienza, altrimenti è una Fata "apparentemente" buona. Io, come donna, mi ritengo fortunata perché ho potuto godere dell'illuminazione delle mie Fate buone, che fortunatamente, da bambina non mi hanno mai letto la favola di Cenerentola.

2 commenti:

Musa ha detto...

Non ci avevo mai riflettuto.
E' vero.
Come riuscire ad ingabbiare un'anima e vivere sereni.
Il compito di un bravo genitore è il più difficile dei mestieri.
Lo constato ogni giorno.

M

daniela rindi ha detto...

grazie Musa, bisogna avere un campo visivo a 360 gradi!