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lunedì 16 gennaio 2012

Cantiere Creativo TV-Blog: Aspettando Sorsi di Letteratura....


La mia intervista su Cantiere Creativo a proposito di "Almeno mi racconto". Da non perdere...:)

mercoledì 7 dicembre 2011

Dal 16 al 19 dicembre alla fiera "Equilibri" di Pontinia


Dal 16 al 19 dicembre io e il mio libro "Almeno mi racconto" saremo presenti alla fiera "Equilibri" di Pontinia (Lt) presso lo stand della casa editrice "Il Foglio".

venerdì 11 novembre 2011

II Presentazione dell'antologia PARADOSSI 18/11/2011


Un'altra serata all'insegna dello smantellamento del senso comune vi aspetta, sempre a Roma, presso la Libreria L'Eternauta (via Gentile da Mogliano, 184)!

Venerdì 18 novembre 2011 dalle 18.30, accanto a uno sfizioso aperitivo, potrete gustare il divertente lavoro della logica che si ingegna a decostruire sé stessa, raccolto nell'antologia PARADOSSI, a cura di Daniela Rindi e Carlo Sperduti, patrocinata dalle associazioni culturali "Flanerì" e "Golia".

LETTURE E INTERVENTI DI:
Bruno Di Marco, Eva Clesis, Girolamo Grammatico, Angelo Elle, Giovanni Di Muoio, Anna Profumo, Claudio Esposito, Carolina Cutolo, Leonardo Battisti, Angelo Zabaglio, Antonio Romano, Mariano Macale, Umberto Cutolo, Ilaria Mazzeo

recensione di Fernando Bassoli su Flanerì e Agoravox





"Almeno mi racconto" di Daniela Rindi, presentato alla libreria Feltrinelli di Latina

Questa raccolta di racconti brevi (ben 48) di Daniela Rindi può definirsi l’opera postmoderna di una donna che sembra avere recepito nella sua scrittura, non so quanto consapevolmente, i ritmi veloci e imprevedibili del nostro contraddittorio tempo, col suo caratteristico bombardamento di informazioni che giungono da mille fonti, spesso lasciandoci storditi, se non travolti.

Mai come oggi, chi si ferma è perduto. Si corre, oh se si corre. Col corpo e con la mente, ma prigionieri di una sorta di effetto-giostra che dilata corpi e colori e relativizza tutto, perfino il senso di inadeguatezza della donna-cannone, icona della diversità in senso lato, protagonista della novella d’apertura, col suo piccolo dramma personale dell’obesità, che gli altri non possono minimamente capire o accettare.

L’uomo, poi, ci mette sempre del suo per complicarsi la vita. “Viviamo in un mondo di paradossi ed il bello è che cerchiamo sempre la logica delle cose, il senso, la motivazione…” scrive l’autrice, fornendo così un’altra importante chiave di lettura dei suoi testi. In questo innato bisogno di approfondire sta forse una spiegazione della nostra eterna infelicità e della relativa inquietudine…

La frenesia del quotidiano, la banalità omologante del tirare a campare che inquina la nostra società fa mancare tragicamente gli stimoli culturali giusti, stemperando le emozioni forti, facendole morire in gola. Rendendoci automi/consumatori senza spirito critico. Non a caso alcuni personaggi rindiani sembrano vivere una sorta di osmosi (a tale proposito si legga “Dis-play”) con diavolerie tecnologiche di ogni genere, dal navigatore di “Tom”, un racconto dal finale davvero riuscito e sorprendente, fino alle mille opzioni offerte dall’uso del pc, da facebook alle infinite chat esistenti, dalle classiche e-mail ai forum di discussione fino agli anti-virus.

Tutte cose divenute rapidamente familiari, che promettevano di moltiplicare relazioni, occasioni di conoscenza e condivisioni di esperienze. Il risultato è stato però opposto: la molteplicità delle possibilità ha finito per rendere tutto maledettamente effimero, sterile, fino a svuotarci dell’entusiasmo iniziale (“Anche a Milano ci si può annoiare, se ci si mette d’impegno”). Ed è forse da questo senso di umiliante, insopportabile svuotamento, di percezione della propria singolare inutilità, che nasce l’esigenza di scrivere.

Perché scrivere vuol dire provare a costruire storie per ritagliarsi un mondo rassicurante come il grembo materno (vedasi “La bolla-mondo”) dove dimenticare la pesantezza di giorni sempre uguali, ritrovare la propria autenticità e riscoprirsi problematici individui e non semplici numeri o, peggio, utenti, magari tornando – seppure per poco – bambini, costantemente alla ricerca di quell’amore che inseguiamo disperatamente per tutta la vita. Spesso illudendoci di averlo trovato, perché l’importante è sempre e comunque sognare la felicità (almeno questo lasciatecelo). La vita è così complicata? Almeno raccontiamoci.

Il libro, che a Latina è stato presentato da Feltrinelli l’8 novembre con letture di Rossana Carturan, è distinto in due parti chiamate: “Microstorie isteriche di donne quasi sane” e la speculare versione al maschile. Microstorie, sì: perché un certo minimalismo, formale e sostanziale, è il filo rosso dell’opera, a conferma di una tendenza generalizzabile a gran parte degli autori del terzo millennio.

Guardiamo molto al nostro ombelico: inutile negarlo. Nella società dell’immagine per antonomasia questo è inevitabile. Ma la Rindi riesce ad andare oltre perché, buon per lei, ha capito che il bello della narrativa è che gli asini possono volare – sta lì la differenza col giornalismo, che è prima di tutto cronaca del reale –, i cani parlare, le nuvole indossare vesti pregiate, gli alberi fumare sigarette. E dunque non si lascia sfuggire l’occasione di sorprendere il lettore con alcune trovate che ne evidenziano talento e determinazione. Cerca inoltre di donare una piacevole leggerezza alle proprie storie attraverso un linguaggio chiaro e scorrevole, coniugato con la capacità di non prendersi troppo sul serio che è tipica delle persone curiose, perché affamate di vita.

Il risultato finale, questo promettente “Almeno mi racconto”, è un omnibus che fissa sul foglio un percorso di vita lungo e tortuoso. Esso offre alcuni dei suoi momenti più interessanti nei flash dedicati al rocambolesco lavoro di attrice (quasi un corso di sopravvivenza), svelando i retroscena di quel matto e intrigante mondo, pieno di nevrosi, che c’è dietro una rappresentazione. Un mondo dove non è tutto oro quel che luccica, anzi.

Interessante, in particolare, appare la “denuncia-sfogo” della corruzione morale presente nel racconto “Crepino gli artisti”: “Intellettuali depressi e depravati, un branco di sfigati che autocelebrano le loro frustrazioni”.

Alla presentazione latinense sono intervenuti molti artisti e amici dell’autrice, tra i quali Chiara Biondi, Bruno Di Marco, Stefano Cardinali, il Premio Strega Antonio Pennacchi, Carlo Miccio, Massimiliano Lanzidei, Roberto Cerisano, Franca Forzati, Gian Luca Campagna, Luca Baldini, Filippo Cosignani, Leonardo Vernillo, Clarita Pucci, Giusi e Carlo Coluzzi, Paola Acciarino, Roberto Fargnoli.

Deve infine aggiungersi che il libro è impreziosito non poco da una copertina di sicuro effetto, firmata Bruno Di Marco. Anche l’occhio vuole la sua parte.

di Fernando Bassoli (sito)
sabato 26 novembre 2011 - 0 commento

mercoledì 9 novembre 2011

Recensione di Fernando Bassoli 9/11/11


Recensione di "Almeno mi racconto", di Daniela Rindi
post pubblicato in consigli di lettura, il 9 novembre 2011
Narrativa contemporanea/Almeno mi racconto, di Daniela Rindi
post pubblicato in Diario, il 8 novembre 2011
Questa raccolta di racconti brevi (ben 48) di Daniela Rindi può definirsi l’opera postmoderna di una donna che sembra avere recepito nella sua scrittura, non so quanto consapevolmente, i ritmi veloci e imprevedibili del nostro contraddittorio tempo, col suo caratteristico bombardamento di informazioni che giungono da mille fonti, spesso lasciandoci storditi, se non travolti.


Mai come oggi, chi si ferma è perduto. Si corre, oh se si corre… col corpo e con la mente, ma prigionieri di una sorta di effetto-giostra che dilata corpi e colori e relativizza tutto, perfino il senso di inadeguatezza della donna-cannone, icona della diversità in senso lato, protagonista della novella d’apertura, col suo piccolo dramma personale dell’obesità, che gli altri non possono minimamente capire o accettare.
L’uomo, poi, ci mette sempre del suo per complicarsi la vita. “Viviamo in un mondo di paradossi ed il bello è che cerchiamo sempre la logica delle cose, il senso, la motivazione…” scrive l’autrice, fornendo così un’altra importante chiave di lettura dei suoi testi. In questo innato bisogno di approfondire sta forse una spiegazione della nostra eterna infelicità e della relativa inquietudine…
La frenesia del quotidiano, la banalità omologante del tirare a campare che inquina la nostra società fa mancare tragicamente gli stimoli culturali giusti, stemperando le emozioni forti, facendole morire in gola. Rendendoci automi/consumatori senza spirito critico. Non a caso alcuni personaggi rindiani sembrano vivere una sorta di osmosi (a tale proposito si legga “Dis-play”) con diavolerie tecnologiche di ogni genere, dal navigatore di “Tom”, un racconto dal finale davvero riuscito e sorprendente, fino alle mille opzioni offerte dall’uso del pc, da facebook alle infinite chat esistenti, dalle classiche e-mail ai forum di discussione fino agli anti-virus. Tutte cose divenute rapidamente familiari, che promettevano di moltiplicare relazioni, occasioni di conoscenza e condivisioni di esperienze. Il risultato è stato però opposto: la molteplicità delle possibilità ha finito per rendere tutto maledettamente effimero, sterile, fino a svuotarci dell’entusiasmo iniziale (“Anche a Milano ci si può annoiare, se ci si mette d’impegno”). Ed è forse da questo senso di umiliante, insopportabile svuotamento, di percezione della propria singolare inutilità, che nasce l’esigenza di scrivere. Perché scrivere vuol dire provare a costruire storie per ritagliarsi un mondo rassicurante come il grembo materno (vedasi “La bolla-mondo”) dove dimenticare la pesantezza di giorni sempre uguali, ritrovare la propria autenticità e riscoprirsi problematici individui e non semplici numeri o, peggio, utenti, magari tornando – seppure per poco – bambini, costantemente alla ricerca di quell’amore che inseguiamo disperatamente per tutta la vita. Spesso illudendoci di averlo trovato, perché l’importante è sempre e comunque sognare la felicità (almeno questo lasciatecelo).
La vita è così complicata? Almeno raccontiamoci!


Il libro, che a Latina è stato presentato da Feltrinelli l’8 novembre con letture di Rossana Carturan, è distinto in due parti chiamate: “Microstorie isteriche di donne quasi sane” e la speculare versione al maschile. Microstorie, sì: perché un certo minimalismo, formale e sostanziale, è il filo rosso dell’opera, a conferma di una tendenza generalizzabile a gran parte degli autori del terzo millennio.
Guardiamo molto al nostro ombelico: inutile negarlo. Nella società dell’immagine per antonomasia questo è inevitabile. Ma la Rindi riesce ad andare oltre perché, buon per lei, ha capito che il bello della narrativa è che gli asini possono volare – sta lì la differenza col giornalismo, che è prima di tutto cronaca del reale –, i cani parlare, le nuvole indossare vesti pregiate, gli alberi fumare sigarette. E dunque non si lascia sfuggire l’occasione di sorprendere il lettore con alcune trovate che ne evidenziano talento e determinazione. Cerca inoltre di donare una piacevole leggerezza alle proprie storie attraverso un linguaggio chiaro e scorrevole, coniugato con la capacità di non prendersi troppo sul serio che è tipica delle persone curiose, perché affamate di vita.
Il risultato finale, questo promettente “Almeno mi racconto”, è un omnibus che fissa sul foglio un percorso di vita lungo e tortuoso. Esso offre alcuni dei suoi momenti più interessanti nei flash dedicati al rocambolesco lavoro di attrice (quasi un corso di sopravvivenza), svelando i retroscena di quel matto e intrigante mondo, pieno di nevrosi, che c’è dietro una rappresentazione. Un mondo dove non è tutto oro quel che luccica, anzi...
Interessante, in particolare, appare la “denuncia-sfogo” della corruzione morale presente nel racconto “Crepino gli artisti!”: “Intellettuali depressi e depravati, un branco di sfigati che autocelebrano le loro frustrazioni...”.
Deve infine aggiungersi che il libro è impreziosito non poco da una copertina di sicuro effetto, firmata Bruno Di Marco. Anche l’occhio vuole la sua parte.

Daniela Rindi, Almeno mi racconto (Edizioni il Foglio) pagg. 200, Euro 15,00


Fernando Bassoli

venerdì 4 novembre 2011

Recensione su www.aphorism.it di Sabina Mitrano



Almeno mi racconto

di Daniela Rindi

editore: Ass. Culturale Il Foglio

pagine: 210

prezzo: 12,75 €

Acquista!

Un volo a mezz’aria tra vita reale e irrealtà, tra ciò che è e che può o “rischia” di essere, questa la sensazione forte che emerge dalle pagine della raccolta di Daniela Rindi, “Almeno mi racconto”, che già dal titolo lascia trasparire l’irrefrenabile volontà dell’autrice di comunicare, di esprimere il proprio universo interiore, e il modo che esso sceglie per raccontare quello esteriore. Un viaggio da assaporare tutto d’un fiato, nonostante la divisione in brevi e significativi racconti, attraverso la vita di una donna e quella di un uomo, a cui rispettivamente sono dedicate le due parti del libro.
Nella prima parte si avverte forte il desiderio di aprire un sipario sulle debolezze, le paure, gli errori di una donna, che vive in modo autentico, profondo e mai superficiale, il desiderio di essere amata, di comprendere gli uomini, siano essi partner, padri, amici reali o virtuali; la difficoltà di realizzazione professionale o di coniugare quest’ultima con un’esistenza vera, con bisogni intimi e sentimentali. Con alcuni tratti autobiografici, questi racconti colpiscono nella spontaneità e nella semplicità con cui l’autrice riesce a “raccontare” pensieri, sogni, azioni e reazioni, spesso con arguta ironia: la donna in carriera che è vinta dalla solitudine; la donna grassa che preferisce lavorare in un circo piuttosto che subire gli occhi compassionevoli dei conoscenti; la donna che supera le barriere paterne per il desiderio di diventare attrice; oppure quella che dopo fallimentari relazioni sceglie un’amicizia femminile agli insuccessi di passioni al gusto di “cime (di rapa) tempestose”! Insomma, voglia di spiccare il volo, voglia di esistere davvero, come l’autrice fa scrivendo.
La parte del libro dedicata agli uomini appare, invece, come un viaggio, che parte dall’ingenuità dell’infanzia, in cui per un bacio - solo promesso - si può fare un volo disastroso di 5 metri, fino alla solitudine della vecchiaia, in cui la perdita del contatto con la realtà diviene mortale. Uomini che affrontano sconfitte, che ingannano o sono ingannati, uomini delusi dalle proprie donne oppure colti nella loro incomprensibile caparbietà o crudeltà. Tutti personaggi, uomini e donne, che ci mostrano inesorabili le nostre intime debolezze, i difetti più segreti, ad uno specchio ironico e spietato sulle verità (e falsità) della nostra coscienza.

recensione di Sabina Mitrano

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mercoledì 5 ottobre 2011

PARADOSSI, ovvero lo smantellamento del senso comune




Un'antologia realizzata per iniziativa dell'Associazione Culturale "Golia" e grazie al sostegno dell'Associazione Culturale "Progetto Flanerì", a cura di Carlo Sperduti e Daniela Rindi.

Mercoledì 19 ottobre alle 21:00, all'HulaHoop Club (Via L. F. De Magistris 91/93, Roma, Pigneto) si terrà la serata di presentazione del libro. Interverranno gli autori, i curatori e, ove impossibile, i paradossi.

I racconti contenuti nel volume sono di: Carolina Cutolo, Leonardo Battisti, Giuseppe Varriale, Marco Berrettini, Carlo Sperduti, Andrea Masotti, Roberta Angeloni, Giovanni Di Muoio, Gordiano Lupi, Michele Pincherle, Claudio Esposito, Anna Profumo, Daniela Rindi, Pasquale Bruno Di Marco, Angelo Zabaglio, Eva Clesis, Mario Santucci, Angelo Tozzi, Girolamo Grammatico, Frank Solitario, Angelo Elle, Simona De Marchis, Antonio Russo De Vivo, Ilaria Mazzeo, Mariano Macale, Laura Daniele, Umberto Cutolo, Normanno Calvadòs.

nuova presentazione ad Aprilia di "Almeno mi racconto" 02/10/11

http://apriliaeventi.blogspot.com/2011/09/reading-ai-salotti-culturali-3ed.html?spref=fb

domenica 7 agosto 2011

Almeno mi racconto. Recensione di Raffaello Ferrante, agosto 2011

Almeno mi racconto
Almeno mi racconto
Daniela Rindi
Racconti
Il Foglio
2011
Raffaello Ferrante
Libri



Natasha - Nasti per gli amici – è grassa, grassissima, ma come tutti le dicono, “ha un bel viso”. È così da quando è adolescente e da sempre, dunque, ha dovuto imparare a convivere con quei chili in eccesso e con lo sguardo pietoso della gente. Ha provato di tutto, dall'analisi all'intervento all'intestino, finché un giorno al luna park non incontra Robert e l'attrazione della serata: l'uomo scimmia... La sveglia è sempre puntata alla stessa identica ora: le 6:30. Un caffè rigorosamente amaro, una doccia veloce, poi creme per il corpo e solito tailleur blu Armani mentre la limousine è già di sotto che aspetta. L'auto la trasporta fin sotto un palazzone in pieno centro città, il suo ufficio. Qui inchini e riverenze di impiegati fanno da cornice all'ennesima ripetitiva, identica giornata di una quarantenne manager che ha avuto tutto dalla vita ma che della stessa non sa più che farsene... Lucio è disteso immobile in un letto di ospedale. Infermieri e camici bianchi vanno e vengono dalla sua stanza. Ma lui non ricorda più nulla o quasi. Gli hanno detto che è stato trovato in un prato il giorno di Pasquetta e trasportato d'urgenza lì. Che diavolo ci faceva su un prato lui che ha sempre odiato la campagna? Ricorda anche di non avere moglie né figli, per carità, già una donna, dopo la scopata diventa indigesta, figuriamoci fare una famiglia intera con tanto di marmocchi al seguito da scarrozzare in su e in giù per tutta la giornata. Lui si ricorda solo dei suoi trofei femminili da collezione. Questo sì. Ma l'arrivo del suo amico Saverio gli svelerà un mondo nuovo tutto da (ri)scoprire...
Daniela Rindi, scrittrice e attrice milanese, mette in scena la nostra psicopatologia della vita quotidiana grazie a queste 'microstorie isteriche di uomini e donne quasi sani'. Sì, perché la raccolta di racconti che ci propone è suddivisa in due parti. Quelli con voce femminile e quelli raccontati dalla prospettiva maschile, per svelarci un campionario di umanità piena di tic e manie, affanni e speranze, ma quasi sempre monca e in cerca del vero senso della vita. Sono esistenze sospese spesso in bolle d'aria fittizie, costruite ad arte, maschere indossate dai protagonisti più per convenzione che per reale convinzione. Uno spaccato di vita vissuta, ottimamente diretto dalla mano leggera dell'autrice che con una scrittura sempre misurata, ironica e distaccata, mette in scena questo campionario di mostri ai quali è impossibile non affezionarsi, nei quali è impossibile non riconoscere i propri sogni, le proprie piccole, irrinunciabili ipocrisie.

giovedì 21 luglio 2011

Nuova recensione di C.Esposito per Caffè News Online Magazine


Caffè News online Magazine

Almeno mi racconto, la sfida di Daniela Rindi
luglio 21, 2011 Cultura
Recensione di Claudio Esposito

“Almeno mi racconto” (Edizioni Il Foglio, 2011), di Daniela Rindi, è una raccolta di racconti brevi (per la precisione 48, di cui uno in 8 puntate… suddivisi in due capitoli, il primo: “Microstorie isteriche di donne quasi sane”, e il secondo: “Microstorie isteriche di uomini quasi sani”).

L’autrice, che ho conosciuto personalmente dopo una frequentazione di comuni siti letterari on line, la definirei così: una donna esuberante, dalla poliedrica personalità, sensibile e aperta al mondo, ma anche a volte malinconica e riservata, persino fragile… insomma, un’autrice che, come un prezioso diamante, presenta numerose sfaccettature, da ammirare e gustare, come i suoi racconti, microstorie e psicodrammi del quotidiano, da centellinare e gustare con calma, come un buon vino che bene si accompagna al quotidiano pasto che ci riserva la vita.

I racconti della raccolta sono vari e diversificati nella forma; il contenuto spazia a volo radente nella concretezza della banale vita di tutti i giorni, nel surreale, nel dramma, nel comico, nella malinconia, mettendo a fuoco con leggerezza, ironia e commozione i caratteri, i sogni, le delusioni e le speranze degli “eroi” del libro: uomini e donne di ambienti e ceti sociali diversi, ma accomunati da stati d’animo e sensazioni simili. Come l’importante manager di “Per un giorno soltanto” che, a dispetto dell’apparente successo raggiunto, si sente “un’incompresa cronica, destinata all’alienazione”; così come Elisa (alter ego di Daniela, presente in molti racconti), quarantenne insoddisfatta di “Dis-Play”, che passa le sere a fantasticare su Facebook “davanti ad un computer a delirare con me stessa, con un certo senso di frustrante continuità”, per poi programmare un improbabile elenco di azioni e propositi per il futuro, come se lei stessa fosse un database da resettare, per “scansionare la propria vita con programmi ‘antivirus’… sviluppare procedure per contenere un’infezione quando incontrata… e tutelare i settori più delicati del disco fisso, o cervello…”

Altri personaggi, invece, riscattano la loro grigia esistenza immergendosi in un mondo surreale, come “La donna cannone”: “Al termine della giornata, quando si spengono le luci, si smontano le giostre e si rientra nelle proprie roulotte per ripartire, mi fermo un attimo ad osservare il cielo, i pianeti e mi ritrovo in mezzo a tante stelle. Io sono sempre in un cielo diverso…” E come la protagonista de “La bolla mondo”, che entra felice nella fantastica sfera volante: “… sto volando sopra la città, vicino alle nuvole, ma sto bene, non ho paura. Sto vivendo e viaggiando indisturbata nella mia bolla-mondo. Non sento il desiderio di tornare giù. No, no, non ci torno più. Finalmente la pace.”

La Rindi tratteggia poi con maestria e levità tutta una serie di ritratti e situazioni, spaccati di vita reale mischiati con scene da teatro dell’assurdo (come il surreale dialogo dei protagonisti de “La giostra”, oppure la fantastica storia in 8 puntate delle due amiche in “Cime di rapa tempestose”).
Per non parlare del delizioso “Al presente non si comanda”, strambo progetto di vita di coppia ‘sincopato’, o dell’originalissimo “Corrugato”, in cui Daniela si sbizzarrisce in tutta una serie di esilaranti disquisizioni sul significato del termine corrugato: “Sei proprio una faccia da corrugato… tra noi è finita, c’è un corrugato che ci separa… corrugato potrebbe essere anche uno strano animale da cortile che cammina muovendo la testa avanti e indietro a ritmo cor-ru-ga-to, come in una marcetta militare… corrugato è uno strano tipo di vino che viene lasciato invecchiare su un carro sotto il sole… corrugato è mio marito quando gli sfuggo dalle mani, è mia figlia che non ha risposte dalla vita…”, per poi concludere che “… il corrugato rimane solo un pezzo di plastica in realtà, che guida e protegge fili di corrente. Il corrugato è corrugato e basta, diciamolo, e in fondo il suo nome gli sta proprio bene.”

Mi piace, a questo punto, concludere questa recensione con le parole di Daniela Rindi, tratte da una sua recente intervista: “La forma del racconto mi è congeniale. Sono una persona che non gira attorno alle cose, ma va dritta al sodo e così è la mia narrazione. Nel racconto sintetizzo una storia, la riduco alla sua essenza, senza fronzoli e non necessarie divagazioni o descrizioni. Semplifico anche le parole, i pensieri, perché quello che voglio raccontare deve emergere dai fatti; la leggerezza, l’ingenuità che cerco di dare ai personaggi in realtà hanno lo scopo di mostrarne la complessità, il dramma. Tagliare, limare, eliminare fino a ottenere l’essenza. In questo sta forse la complessità del racconto rispetto al romanzo. Nel racconto devi contenere tutto in poche pagine, valutando attentamente ciò che è superfluo. Sotto quest’aspetto il racconto è una sfida”.

E questa sfida credo proprio che l’autrice l’abbia vinta, essendo riuscita a confezionare un piccolo gioiello di narrativa “espressa”, così raro e difficile da trovare nell’attuale panorama dei nuovi scrittori, troppo spesso frequentato da intellettualoidi verbosi e autoreferenziali…

Da questi ultimi la Rindi è lontana anni luce: i suoi racconti infatti sono semplici, lievi e coinvolgenti, popolati da personaggi ordinari, ma trasportati nella dimensione speciale della fantasia, del sogno e del paradosso.
E proprio in questo consiste l’arte del narrare.

Claudio Esposito
Tags: Almeno_mi_racconto, Cultura, Daniela_Rindi, microstorie, racconti

sabato 25 giugno 2011

ultima presentazione dell'estate!


Il giorno 26 giugno alle ore 20.00 ultima presentazione estiva del libro “Almeno mi racconto” (ed. Il Foglio) alla Festa dell’unità 2011, presso lo stand della libreria L’Eternauta, alle Terme di Caracalla.

Festa Unità 2011 a Caracalla
Presso Terme di Caracalla
Viale delle Terme di Caracalla, Roma
Dal 23/06/2011 al 24/07/2011

La Festa Democratica, ex festa dell'Unità, torna anche quest'anno nel consueto spazio nei pressi delle Terme di Caracalla. Dal 23 giugno al 24 luglio lo storico spazio romano sarà teatro di stand, dibattiti e performance. Più di 150 le occasioni di confronto che saranno incentrate sui temi più importanti e cruciali dei cittadini. Il tema dell'energia nucleare troverà spazio in una lunghissima kermesse a cura di Greenpeace, che durerà tutta la notte compresa tra il 23 e il 24 luglio, dove saranno trasmessi molti documentari. Sarà una festa basata sulla green-economy. L'intero allestimento infatti non presenterà materiale in plastica. All'interno non saranno usati piatti e posate utilizzati dai punti ristoro in materiale biodegradabile. Qui pubblicheremo tutte le notizie e gli appuntamenti sulla manifestazione.

venerdì 10 giugno 2011

Aprilia Cultura recensione di Roberta Angeloni




venerdì 10 giugno 2011

Daniela Rindi presenta "Almeno mi racconto" (recensione)

E’ con piacere, non senza una certa difficoltà, che mi accingo a recensire una raccolta di racconti. Difficile perché è la prima volta, e sbrogliarmela in tante situazioni sciorinate con fulgida disinvoltura sembra un’impresa improba. Per cui mi lascerò guidare, come sempre, dal mio istinto. Che Daniela Rindi sia una scrittrice, è un dato di fatto. Laddove scrivere vuol dire possedere uin bagaglio linguistico e un’ attitudine alla narrazione che ormai diventa sempre più rara in un popolo di poeti, santi e navigatori. Oggi tutti scrivono, e vivaddio, tutti pubblicano. Per disavventura, pochi si fanno leggere .
In “Almeno mi racconto”,edito da” Il Foglio letterario”,è’ evidente il riferimento autobiografico che si imprime fortissimo in ogni pagina . E sul quale vorrei soffermarmi. , perché proprio da questo carattere che partono alcune considerazioni. Elisa, la protagonista di episodi cosi apparentemente distanti tra loro e imbevuti di una sana schizofrenia, sembra che nuoti in un mare di possibilità, un mare ora infido, ora rassicurante, pronto a cullarti, ma talora pronto a ingoiarti nei suoi profondi abissi. Una donna alle prese con il quotidiano, nella quale molte di noi possono ritrovarsi, e condividere il male e il bene di vivere. Il senso dell’ironia, che deve per forza accompagnare il tutto femminile istinto di conservazione, affonda costantemente le sue lunghe e possenti braccia in molti passi dei racconti, dove tuttavia non mancano momenti drammatici e di riflessione.
Elisa è alla ricerca di un qualcosa, chiamarlo equilibrio, chiamarlo percorso., non ha importanza. La meta è la stessa. Quell’equilibrio, quel percorso, io lo chiamerei “Romanzo”.
Già, perché se ne sente la mancanza. I vorticosi e travolgenti accadimenti sono legati da un filo sottile che solo per poco non è diventato, chissà per quali impenetrabili ragioni, una trama vigorosa e ininterrotta, un “tutt’uno” che tenga il lettore sospeso e che lo sollevi infine dentro un catartico compimento.

Roberta Angeloni

lunedì 30 maggio 2011

Recensione di Antonio Romano: "Almeno mi racconto"


Per “Almeno mi racconto” di Daniela Rindi
di Antonio Romano


Alla fin fine ho letto più di duecento pagine, e un’idea me la sono anche fatta. Sommaria, un’idea sommaria, come ogni idea.
La prima idea che mi viene in mente è che ogni racconto parta come macroscopia di un’attesa. Un momento di sospensione: un risveglio, un richiamo, una lettura... la protagonista sta sempre facendo qualcosa che poi verrà interrotto da qualcos’altro. E allora ogni incipit è attesa dell’evento.
Che si tratti della bella Elisa o della donna cannone (anche l’insegnante di pag.102 è un’ex-obesa), di una fame reale o immaginata o di una malattia, che sia un’esclusione volontaria o eterodiretta, le protagoniste sono fuori dal mondo. Sole: la solitudine dei personaggi è la seconda idea che mi sono fatto. Se penso alla morte di Francesco e alla storia che ha con una delle protagoniste, solitudine mi pare quasi riduttivo come termine
La terza idea è: che gusto c’è nella descrizione dei dettagli (mi viene in mente il tomino a pag. 67). Alla Rindi piacciono i dettagli, ma solo per poi abbandonarli. Descrizioni fini a loro stesse, perché i problemi o le aspettative o i sentimenti delle protagoniste sono una cosa, il mondo esterno è esterno: accozzaglia di fenomeni. Quindi la terza idea è: il mondo interiore e quello esterno sono inconciliabili, il secondo è tendenzialmente deludente (cfr. PpdiP). Deludente in maniera buffa, che alla fine è solo una delusione per le aspettative, se non te le fai non rimani deluso.
Quarta idea, quella che mi piace di più: il sesso. Non alludo tanto alla mammina de “Il bivio”, che pure vorrei incontrare. Non alludo alla ragazza che può comandare al secchione della classe di mettersi un cucchiaio nel culo (pag.107), che non vorrei incontrare. Alludo al fatto che l’unico rapporto con gli uomini consista o, immaterialmente, in una chimera (una serie di fraintendimenti, delusioni e/o contrasti) o, materialmente, in una scopata o allusione della medesima.
E i personaggi femminile (che i personaggi possono essere vari, ma il femminile rimane uno: e lo chiamerei Elisa) ora lo so perché sono isteriche: sono in attesa di qualcosa, sole, scollegate da un mondo deludente, complicatamente sessualizzate. L’impressione che mi hanno dato è che manchi a tutte loro uno scopo. «I suoi sogni di attrice non vennero ascoltati» (pag. 35).

Detto ciò delle signore, vorrei passare ai signori, concentrandomi però su un singolo racconto, e non passando a volo radente come prima. “La giostra” è un racconto a due voci, più una che non conta.
Protagonisti della scena sono due coglioni, che stanno davanti a una giostra... o a un calcinculo, non saprei dire. È un racconto enigmatico, che addirittura definirei kafkiano, con uno schizzo di Ionesco.
È anche evidente la tensione omosessuale insita nel racconto, con questo calcio – chiaramente fallico – che vuole andare nel culo di qualcuno. Direi di Angelo, visto che Andrea è quello che sostiene l’esistenza del calcinculo. Dunque Angelo è il passivo, Andrea l’attivo.
Ma i personaggi, nella loro lunare comicità, nella loro ricerca di un’improbabile giostra con due bandiere, altro non sono se non l’emblema della ricerca di un luogo dove dimenticare le loro inadeguatezze. E il regista rappresenta in modo lampante il Super Io, che riporta alla realtà il passivo Io (Angelo) e il prepotente volitivo sboccato Es (Andrea).
Ma la mano di Daniela riesce a creare un idealtipo omosessuale così affabile che verrebbe quasi voglia di abbracciarlo, di confortarlo e di confermargli la nostra solidarietà: “Angelo” vorrei dirgli “Angelo, non trattenerti più: dì che sei finocchio. Confessa!”. Ma Daniela non calca le tinte e lo lascia immerso in questa diatriba col Andrea.
E allora, nell’accomiatarmi da questa ridda d’impressioni sul libro di Daniela, vorrei sostenere i seguenti due punti: è un libro che meriterebbe di essere usato per spiegare alle donne che vogliono scrivere come cominciare a farlo concretamente, è un libro che dovrebbe essere tenuto distante dagli uomini, troppo concentrati sul proprio pisello per essere in grado di scrivere decentemente i personaggi femminili.
Infine un grido d’incoraggiamento: Angelo, per quanto tu sia un pederasta impenitente, ti accettiamo così come sei. We love you!

martedì 3 maggio 2011

8 maggio presentazione di "Almeno mi racconto"


Il libro “Almeno mi racconto” (ed.Il Foglio) e la sua autrice (Daniela Rindi) saranno presenti all’evento “ConTesti Diversi”, la Fiera della Piccola e Media Editoria e delle Librerie Indipendenti, presso le sale di Palazzo Colonna il 07 e 08 Maggio 2011. Presentazione delle edizioni Il Foglio domenica 8 maggio ore 15.30. L'evento è organizzato dal Sistema Bibliotecario Prenestino: http://www.bibliotecheprenestine.it/

giovedì 31 marzo 2011

"Almeno mi racconto" il mio primo libro in uscita a metà aprile!


Il mio primo libro, una raccolta i racconti per le edizioni "Il Foglio" di Gordiano Lupi, già acquistabile on line! Verrà presentato il 7/8 maggio alla fiera della piccola e media editoria di Genazzano.
La distribuzione è su www.ilfoglioletterario.it. A Roma punti vendita privilegiati: ODRADEK e ALTROQUANDO.
Distributori migliori: NDA - EDIQ e per Roma anche DEMEA CULTURA

giovedì 25 novembre 2010

Le X-Women a Roma il 2 dicembre con il reading NO PANIC





Le X-Women presentano il reading “No Panic” il 2 Dicembre 2010 a Roma 24 novembre


You Artist Live
Incontro di arte e letteratura

Giovedi 2 dicembre 2010
a Oblomov via Macerata, 58
(Quartiere Pigneto) Roma
Ore 21 e 30

Reading “NO PANIC”con le “X-Women” il collettivo letterario femminile di Roma

composto da: Luciana Cameli, Cristiana Longhi, Eva Clesis, Daniela Rindi, Ilaria Mazzeo e Solafia.

Ci sarà anche il vernissage e mostra della disegnatrice Maible.

Ingresso Gratuito.

La mostra durerà fino a Domenica 12 Dicembre 2010.

L’evento è organizzato dall’ Associazione Culturale Nazionale “You Artist”.

Per info: associazione.youartist@gmail.com - info@oblomovpigneto.com

www.youartist.info - www.xwomenblog.wordpress.com - www.oblomovpigneto.com

giovedì 31 gennaio 2008

Muro di ghiaccio


Devo smetterla di acconciarmi come un carciofo, anche sciare richiede dignità. Me ne sto seduta in mezzo alla pista, fumando un'ossigenata sigaretta, osservando qli altri sciatori. Fichi, con accessori e indumenti all'ultima moda, sciata fluida e sicura, risultato di violenze infantili. Sbattuti dai genitori sugli sci a tre anni, ancora deambulanti, convinti che lo sci sia indispensabile per l'inserimento nell'high society milanese. Io non sono una di loro, mai stata. Avevo un'altra idea di mondanità, il salotto rarefatto mi faceva venire sonno, preferivo situazioni più adrenaliniche. La fascia che ho in testa per ripararmi le orecchie mi solleva tutti i capelli a ventaglio, dandomi un'espressione ridicola, la tuta anni settanta, gli scarponi "Competition" ultima generazione dei miei sedici anni, non aiutano. Per non parlare dell'affronto degli sci a noleggio! Sono un'immagine d'altri tempi, proiezione triste della mia adolescenza. Una donna di 43 anni, un marito, due figlie, in vacanza a Cervinia, condivide la pista con un adolescente che ancora s'impunta capricciosa sulla pista, non volendo scendere il muro di ghiaccio. La mia vita è un disastro, con mio marito c'è un tacito accordo; io i figli e la casa, lui il lavoro. Credo che mi abbia fregato. Io mi alzo presto tutti i giorni e corro senza tregua tutta la settimana, appresso alle esigenze di tutti. Week-end compresi. Io, per me non ho niente, se non un paio d'occhiaie che mi arrivano alle ginocchia. La mia amica mi critica perché non mi faccio il botulino, ma chi ha il tempo e poi sento già mio marito: che spreco di soldi, i capricci da donne frivole! Che ne sa lui, di come s'invecchia alla velocità della luce! Forse un giorno prenderò coraggio, adesso buttiamoci giù da questo muro.

mercoledì 16 gennaio 2008

Lo specchio

Prendo il coraggio. La mia amica si sarebbe preoccupata di andare a prendere le bambine a scuola, mio marito avrebbe organizzato la cena… tutto a posto. ” Mamma, mamma, ma dove vai oggi?”. “Mamma va in un circolo letterario, una riunione d’artisti che leggono poesie e racconti, vado ad ascoltare delle belle storie”. Accettano la cosa, anche se mamma non si allontana mai da loro, ma mamma è anche un po’ strana a volte!
Mi dirigo alla piccola stazione, compro un biglietto e salgo. Il viaggio non è molto lungo ma porto con me un libretto, titolo “il Segreto”. Non ho voglia di leggere, sto in ansia, chissà se sto facendo la cosa giusta? La gente che passa mi lancia uno sguardo, quasi sorpresa di trovarmi lì. Di fatti non c’entro niente con questi pendolari vestiti goffamente, donne troppo truccate, o troppo poco, ragazzi con zaini pesanti e sdruciti, bambini piccoli in piedi, lo sguardo sperduto e la mano alla mamma. Sono una bella donna, elegante, ma non classica, dall’aria pulita e solare e non prendo mai il treno.Arrivo a Termini, una passeggiata a piedi, il luogo dell’appuntamento non è molto distante. C’è odore di cibo orientale, molta cipolla fritta, mi prende una leggera nausea, sarà che sono a digiuno. Vado sempre ad acqua il giorno dopo.Il numero 66, toh, guarda, mi ricorda qualcosa. Un gran portone ottocentesco mi guarda cattivo, mettendomi a disagio. Scruto il citofono, niente. Ho sbagliato, era il 66/a. Davanti a me una scala stretta che scende nel sottosuolo, squallida, il pensiero è scontato. Cerco con lo sguardo qualcuno che possa aiutarmi a capire se sono nel posto giusto, ma nessuno sembra accorgersi di me, quasi fossi trasparente. Una donna si sta servendo del caffé da un thermos, un’altra sta componendo un vassoio di pasticcini, una giovane coppia sta parlando a bassa voce, appoggiata al muro.
Cerco appigli leggendo i volantini sulla parete… i Dieci passi… da ripetere ogni giorno, come la Preghiera. Oddio! Sono finita in mezzo ad un branco di sfigati moralisti e pure cattolici! Mi decido e domando. Un’arcigna signora mi assicura che sono nel posto giusto, la riunione sta per iniziare. Capisco subito che ci sono dei rituali da rispettare, da setta. La situazione mi piace sempre meno. L’oratore annuncia l’inizio, è la donna arcigna. “Mettiamoci tutti in cerchio e recitiamo la preghiera laica… Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, la saggezza di conoscerne la differenza”.
Poi tutti seduti: “Maria, alcolista, oratore della serata, oggi abbiamo dei nuovi amici, con nuove storie da raccontare, ascoltiamoli…”. A turno si presentano, “ciao sono Paolo alcolista…. Barbara… alcolista, Rosa… alcolista…” tocca a me, “Elisa… punto!” Mi guardano tutti, ma come non sono una di loro? Colgo lo stupore e aggiungo…”scusate sono nuova, vorrei prima capire”.“Il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avercelo!” Risponde la donna arcigna. Si, è vero, infatti, sono qui, anche se continuo ad avere dei dubbi, stronza.È vero che ho un problema, ma mi dai il tempo di digerirlo e di fare delle considerazioni!Non mi faccio deprimere e mi metto in ascolto. Ho imparato che i maestri non sempre sono coerenti con quello che insegnano, l’importante è quello che tu riesci a capire e fare tuo. Le storie sono terribili, lancinanti, vere storie, di veri disperati, che hanno perso anche l’ultimo treno della vita. L’oratore è colui che ce l’ha fatta, che ha vinto, è un figlio di Dio. Tutti vorrebbero essere oratori.
In questa cantina, senza finestre, osservo i loro volti segnati, questa sera molti si siederanno, ancora una volta, davanti alla loro cara e consolante amica, la bottiglia e nient’altro. Sono impressionata, sconvolta, m’immedesimo, mi rattristo, come al solito mi ribello. In questo desolante panorama, mi chiedo con che diritto sono qui a giudicare, pur riconoscendo delle analogie con la mia storia. Io non sono ancora caduta in quest’inferno senza ritorno, è ancora una mia scelta, un libero arbitrio. Passo la parola, non me la sento. Ho la consapevolezza che pochi di loro ce la faranno. Torno alla stazione, la stessa strada, lo stesso odore di cipolla rivoltante… la stessa nausea… una tachipirina e domani si vedrà.

giovedì 8 novembre 2007

IL BIVIO

Breve racconto di Daniela Rindi

Introduzione

Se avete letto "Lettere ad un bambino mai nato" di O. Fallaci sapete che quello che si poteva scrivere sulla gravidanza: la dolce attesa, la gioia, le paure, i sogni e gli incubi, le aspettative, le proiezioni, le delusioni, le accuse, il rapporto con il partner, il confronto con il mondo, il lavoro, le priorità, l'egoismo, la codardia, il coraggio, il monologo con se stessi, la conseguente solitudine, la presa di coscienza delle proprie fragilità, come della forza, l'esigenza di fare una scelta, il futuro, le reazioni degli altri, le proprie… è già stato scritto grandiosamente e non si può aggiungere niente...se non il "dopo". Qui entra in gioco l'esperienza individuale, diversa per tutte, si fa riferimento alla propria educazione, ai propri padri, alle madri, o matrigne, al proprio cammino e ci si trova , ad un certo punto, davanti ad una possibilità di svolta, ad uno "sliding doors" ...Allora che succede alla madre- donna che mette in discussione la sua maternità e le sue scelte, intravedendo un'altra strada, un'altra vita…? Forse, ad un certo punto, si troverà davanti ad un…..
BIVIO


Nel quartiere di questa piccola, estranea, città fascista, solo nello stile architettonico, naturalmente, esiste un'unica strada, delimitata da due marciapiedi. Sul lato sinistro c'è una scuola fatiscente: due grossi cubi di cemento, collegati da un lungo ed illuminato corridoio vetrato. All'interno si tengono lezioni di musica serali per i bambini, attività vitale e gioconda. Ogni giovedì accompagno mia figlia a lezione e oggi è giovedì. Veniamo accolte dall' insegnante, una donna giovanile sui trentacinque anni, ex obesa, con i segni della sua vittoria contro il grasso sul viso, sempre sorridente, con quell'aria ingenua e rassicurante, una via di mezzo tra una Ci-Ellina e una collegiale. I suoi modi sono, istintivamente, educati e gentili, da vera mangiabambini! Scambio due chiacchiere con lei, convenevoli. Bisogna dare importanza al suo duro lavoro, se nò come giustificarsi i trenta euro che chiede a lezione! In fondo sono una persona sensibile, che toglie sempre dall'imbarazzo, tenta di mettere a posto la coscienza propria e altrui e di dormire sogni tranquilli. Intorno è tutto in ordine e pulito. I libri di musica sul piano, gli strumenti sulla scrivania e lo stereo in posizione. Fa pure molto caldo, perché i termosifoni sono stati lasciati accesi per i bambini. Ogni cosa è chiara qui, tutto è assolutamente perfetto. Lascio l'aula. In tasca ho un bel gruzzolo di caramelle. Compiaciuta di me stessa, certa di star facendo la cosa giusta, sicura d'essere proprio una brava madre, esco in strada. Sul marciapiede di fronte, un piccolo bar con l'insegna al neon: il "Club delle Palme". Le luci dei lampioni illuminano il suo ingresso. Mentre sto aspettando che esca mia figlia dalla scuola, decido di entrare in questo bar. Ne sono attratta come una calamita. Dentro un uomo sui cinquant'anni seduto al tavolo, che fuma nonostante il divieto, pelato, con faccia arcigna e arrogante. Mi ricorda un po' un mio ex fidanzato, è stato arrestato, era un brigatista. Da come impartisce gli ordini al barista capisco essere il proprietario. Il barista, giovane forse trent'anni, indossa un paio d'occhiali neri. Strano, penso, con tutto questo sole? Mi guardo intorno, nel bar c'è un tentativo d'allestimento natalizio in un angolo: per terra una carta d'alluminio rossa con sopra un panettone e due bottiglie di pessimo spumante. Il tutto spruzzato di neve finta, che invece di decorare, sporca. Chiedo un caffè macchiato, anche se a quest'ora tarda mi dà un po' di voltastomaco. Sussurrando il giovane, grasso, barista, orbo, mi chiede come lo voglio. "Che cosa?", "il caffè" risponde, "chiaramente il caffè!". La battuta è sufficiente e vado a sedermi ad un tavolo Entrano altri due uomini sulla cinquantina, entrambi in tuta verde. Deve esserci qualche fabbrica qui intorno e forse questo è il suo dopolavoro, deduco, tentando di mascherare il fastidio causato dal barista che non mi toglie gli occhiali di dosso. I due ordinano due vodka. A quest'ora? Penso. Stasera che faranno in famiglia? I bastardi! Il barista gli domanda se da un euro e cinquanta o da due. Rispondono quasi in coro, "ma diamine da due, no?!". Prende i bicchieri, secondo me enormi per la vodka, e li riempie fino all'orlo. Entra un altro uomo, sui quarant'anni, ben vestito, in giacca scura e jeans e chiede anche lui un caffè. Mi vede e fa una smorfia. Rispondo con un sorrisetto, il tempo di decidere e annuisco con la testa. Mi avvicino al bancone e chiedo al barista la chiave del bagno. L'uomo sulla quarantina mi segue… Torno, pago, senza guardare nessuno, aggiungo un cioccolatino al conto e lascio il bar. In tasca ho un bel gruzzolo di banconote. Compiaciuta di me stessa, certa di star facendo la cosa giusta, sicura d'essere proprio una brava puttana, esco in strada. Cammino al centro della via deserta, fa molto freddo e infilo le mani in tasca… le caramelle e i soldi!