domenica 12 ottobre 2008

Un amore piccolo ma grande



Un Amore piccolo, ma grande

Un vestitino verde a pois, sandali bianchi, il viso sempre imbronciato... così mi ricordo la bambina dagli occhi verdi e i capelli biondi spettinati, della quale mi innamorai a dieci anni. Lei ferma in mezzo alla piazza, i genitori a pochi metri. Chissà perché era sempre arrabbiata? Veniva a passare le vacanze in questo piccolo paese sulla riviera pontina, con uno strano nome, molto accattivante, mitologico, dove vivo tuttora. Lei era del nord Italia. I suoi genitori affittavano ogni anno la stessa casa, non lontano dalla mia, per cui riuscivo a controllarla in quasi tutti i suoi spostamenti. Sua madre la portava in spiaggia la mattina presto, seduta sul retro della bicicletta, le gambe ciondoloni, lo sguardo perso nel vuoto e rincasavano a pomeriggio inoltrato. L’unico momento in cui potevo incontrarla da sola era prima di cena. Lei, normalmente scendeva per strada e cominciava a giocare con i gatti. Gattini randagi, che considerava suoi, come tutti i bambini. Li aveva chiamati Minou, Matisse e Bizet, come gli Aristogatti. Non aveva amici, se anche ogni tanto qualcuno le si avvicinava, attirato dagli animaletti, lei lo demotivava velocemente, raccogliendo infastidita i suoi gattini, spostandosi in un altro posto. L’unica persona che sembrava tollerare ero io, forse perché per nulla interessato al suo gioco. Il cortile di casa mia era infestato da quei maledetti animali, che pisciavano ovunque lasciando una puzza insopportabile dappertutto, trasformando quel luogo, a mala pena dignitoso, in un ghetto zozzo. Un tardo pomeriggio d'agosto, in una giornata grigia, senza sole, eravamo assieme. Passeggiando arrivammo ad un piccolo ponte, che attraversava un torrente in secca. Ci mettemmo seduti per terra, lei iniziò a provocare, approfittando della mia debolezza. Mi tirava piccoli sassi, allungandosi col collo per catturarmi una smorfia. Cercavo di nascondermi dietro al mio ciuffo rosso, guardando per terra, disegnando distrattamente piccoli cerchi con un bastoncino di legno. Mi imbarazzava sentire accelerare il battito del mio cuore. Ma non si delimita l’amore. Si alzò di scatto, la seguii con lo sguardo, era altera e bella, i suoi capelli arruffati la coronavano come una principessa. Si appoggiò con i gomiti al muretto, guardò giù e mi disse, "per un mio bacio salteresti giù dal ponte?". Deglutii l'eccesso di saliva e tentennando mi alzai anch'io. La fissai negli occhi, pregandoli di svelarmi la burla, ma non stava giocando, avevano l'aria di sfida. "Solo un salto…". Guardai giù, saranno stati almeno quattro o cinque metri! Tutto il mio piccolo e insicuro mondo interiore era in subbuglio, come potevo deluderla, o mostrare a me stesso di essere un codardo? E poi un bacio…quante notti avevo passato a sognarlo ad occhi aperti! Quante volte avrei voluto sussurrargli all’orecchio “io ti amo veramente”. Salii sul muretto, lei mi guardò impaurita, ma troppo tardi. Spiccai quel volo senza pensare, facendomi inghiottire dal vuoto, assaporando quegli istanti fatti di nulla. Un Angelo disposto a cadere per amore. Un Angelo stupido. Quando ripresi i sensi avevo una caviglia fasciata e ancora un dolore atroce. Un capannello di gente non mi lasciava respirare. Con un braccio scansai una vecchia e grassa signora che mi sovrastava, la vidi…lei ferma in mezzo alla piazza, i genitori a pochi metri. Sono passati tanti anni, da quel tardo pomeriggio d’estate. Il bacio non lo ricevetti mai. Ora sono un adulto, con meno capelli rossi e senza acne, sposato, con tre figli, divenuto Direttore Responsabile del miglior albergo di questa piccola cittadina sul litorale pontino, con uno strano nome, molto accattivante e mitologico. Sono soddisfatto. Giulia, così si chiamava la bambina dagli occhi verdi e il viso sempre imbronciato, non l’ho più vista. I suoi genitori, a seguito di quell’ increscioso incidente, decisero di cambiare luogo di villeggiatura: la Sardegna. La persi per sempre. Ma la notte ancora mi sveglio per l’inquietudine, a causa di una domanda che mi tormenta nella testa, rimasta senza risposta... Chissà perché era sempre arrabbiata?

domenica 13 luglio 2008

Il mio primo reading letterario!

Dal 13 al 15 Giugno 2008 ha avuto luogo il consueto appuntamento con una Festa ormai entrata nella tradizione di Lanuvio, quella della Musica; quest'anno siamo giunti alla quattordicesima edizione. Una kermesse, musicale e non solo, della durata di tre giorni e senza eguali nell'ambito dell'intera provincia romana. L'evento è curato dall'associazione culturale "Carpe Diem" (http://www.myspace.com/festadellamusicalanuvio ) e prevede l'intervento di numerosissimi musicisti (si stima intorno ai 100 gruppi) che presenteranno il loro repertorio nei più diversi generi musicali: rock, blues, jazz, county, metal, pop, word music, etno, punk, ska ed anche classica. Tra i numerosi eventi che si succederanno, vi segnaliamo in particolare che: Venerdi 13 Giugno alle ora 20 circa, presso il teatro Don Bosco di Lanuvio sito in via San Lorenzo 8 si terrà un reading letterario - musicale dal titolo "Musica per orologi molli" a cura dello scrittore e poeta Alessandro De Santis; si tratta di un progetto letterario legato alla futura pubblicazione dell'omonima antologia, una raccolta di racconti liberamente ispirati alla musica (brani musicali o album dei più diversi generi). Dopo un iniziale momento di aperitivo, la serata prevederà un breve spazio di presentazione del progetto e delle sue dinamiche e proseguirà con una serie di momenti in cui verranno presentati alcuni dei racconti scelti tra quelli presenti nel libro, che saranno letti dagli stessi autori; il tutto con un sottofondo musicale che alternerà delle basi musicali a dei brani suonati unplugged da giovani musicisti del territorio. L’evolversi della serata alternerà inoltre alle letture ed ai momenti musicali anche la proiezione in anteprima di diversi filmati dello storico gruppo musicale del Banco del Mutuo Soccorso, realizzati e curati dall'artista visivo Lauro Crociani. Alcuni degli autori che leggeranno i loro racconti: Tommaso Giagni, Tiziana Battisti, Mauro Casiraghi, Andrea Coffami, Daniela Rindi, Enrico Pietrangeli, Matteo Nucci, Luca Dresda, Dario Morgante, Alessandro De Santis.

sabato 5 luglio 2008

Concorso Internazionale di Poesia II° Edizione



L'associazione Culturale a cui appartengo indice un Concorso Letterario. Siete tutti invitati a partecipare!


Associazione Culturale ed Artistica L@ Nuov@ Mus@

in collaborazione con Asociación República de las Letras. Spagna

Indice

Premio di Poesia in memoria dei Poeti Spagnoli

Juan Vidal Martínez ed Aurora Vidal Martíne


Scadenza iscrizione:

03 NOVEMBRE 2008 farà fede il timbro postale

Tema: Libero

Unica sezione:
“Poesia inedita in lingua “Italiana”, se in vernacolo con traduzione.

possono partecipare tutti sia Italiani che Stranieri con:


1 (una ) Poesia) Lunghezza: non superiore alle 25 righe

Copie :

Sei copie dattiloscritte f.to A4 di cui -1 (una) in busta chiusa

contenente le: generalità,indirizzo e n° telefonici / e-mail.

Da spedire a questo indirizzo:

ass.cult.e art. L@ Nov@ Mus@
Via dei Lauri, 89- 04011-Aprilia-Latina
tel.339.43.44.865

info:
E-mail: ass.cult_la_nuova_musa@yahoo.it

Quota di partecipazione:

Euro 10,00. Il pagamento della quota, in contanti, potrà essere inserito

direttamente nella busta (non monete) E’ possibile utilizzare anche

altre modalità di versamento, salvo accordi e a buon fine.

“Solo per i poeti di lingua spagnola” per info:
e-mail tallerdelpoeta@mundo-r.com


la Poesia in lingua spagnola e il versamento dovranno pervenire sempre a questo indirizzo:

ass.cult.e art. L@ Nov@ Mus@- Via dei Lauri,89- 04011-Aprilia-Latina (Italia)


Opere ammesse:

solo quelle con le modalità richieste dalla associazione promotrice
del bando, le opere che per la giuria saranno ritenute offensive, alla religione, alla morale, al vilipendio e tutto quello che può recare danno alle persone ,verranno escluse dal concorso.

Le poesie in lingua Spagnola verranno valutate da una giuria composta da poeti di lingua spagnola

Altre note

Insieme agli elaborati, dovrà essere presentata la seguente dichiarazione:

“Dichiaro che la Poesia da me presentata a questo concorso è opera di mia creazione
personale, inedita non premiata in altri concorsi. Consapevole che false dichiarazioni configurano un illecito perseguibile a norma di legge”

Premi:

-Al (1) primo classificato, verranno assegnati: Euro 200,00 cena e pernotto nella giornata

della premiazione + trofeo e attestato e 3 antologie in bilingue Italiano Spagnolo; edito

dalla casa editrice Spagnola (EllTailler del Poeta) depositato alla SIAE Spagnola con le

poesie dei Poeti presenti alla serata del 7 Dicembre 2008 e dei vincitori del concorso


-Al (2 ) secondo classificato, euro 100,00 pernotto e cena nella giornata della

Premiazione targa e diploma e 2 antologie

-Al (3)terzo classificato, euro 100,00 pernotto e cena nella giornata della Premiazione

targa e diploma e 2 antologie


Pergamene

1) Premio Speciale "Giovanni Capasso

1) Premio Speciale" Alessandro Lisbon

1) Premio della Giuria

1)Premio della Associazione Culturale L@ Nuov@ Mus@

"È richiesta la presenza dei vincitori residenti in Italia"

per chi vive all’ estero la presenza è facoltativa

Premiazione:

Data 07 Dicembre 2008 - Aprilia- Latina

Notizie sui risultati:

Ai soli Vincitori l’ed. 2008 verrà data comunicazione tempestiva tramite .telefono e/mail

Giuria:

Saranno resi noti il giorno della premiazione, il giudizio della Giuria è insindacabile

Altre note:

Tratt. dati personali ai sensi del D. Lgs. 196/2003, utilizzati ai fini del concorso.

Troverete il bando su tutti i siti letterari e www.athenamillennium.it


http://www.athenamillennium.it/

Il Presidente Renato Fedi

martedì 17 giugno 2008

Consapevolmente disabile



“Esistere è una inclinazione che non dispero di fare mia”, eppure tutto è iniziato da questa frase. Un libro, E.M.Cioran, ha stravolto la mia vita. Avevo compiuto da poco il mio sessantatreesimo compleanno, quando mi ritrovai seduto sul letto di quella camera d’ospedale, al primo piano di un’importante clinica milanese. Le gambe ciondoloni, lo sguardo fisso sul dottore, come sempre abbronzato, che mi stava consigliando di trasferire mia moglie a casa.

Non aveva più speranza, il tumore al peritoneo era arrivato ai polmoni. Una equipe medica, a pagamento, avrebbe seguito la malata terminale presso l’abitazione, fino all’ultimo respiro. Trangugiai il filo di saliva che mi era rimasto in bocca e scoppiai a piangere. In quel pianto liberatorio c’era il dolore di un mese di veglia, passata accanto al letto, tra l’incredulità, la speranza e l’assurdo. C’era la rabbia contro un Dio cui non avevo mai creduto e continuavo a non credere. Il mio rapporto di odio con lui mi rendeva l’ateo più credente al mondo. C’erano i miei figli, i miei nipoti, ai quali era tolta una parte di vita e c’era il mio cuore. Dilaniato. A me era tolto tutto.

Ero appena andato in pensione e avevo iniziato a fare programmi con lei, finalmente potevamo dedicarci a noi, alla nostra vecchiaia, al nostro tempo insieme. I soldi messi coscienziosamente da parte, grazie all’ostinata presenza di mia moglie sull’argomento…si preoccupava lei, del nostro futuro, voleva trascorrerlo tranquilla…mi aveva messo nella condizione di prenotare dei viaggi. Per primo voleva andare a Ischia, poi vedere l’America…Come tutto questo si rivela oggi amaramente inutile. Come non vorrei avere avuto ragione, mai come oggi. Lei, così ingenua, così meravigliosamente terrena, mi rendo conto solo adesso della sua grandezza.

Un mese di malattia, dove ti aggrappi a qualsiasi illusione, un mese di vita. Lei con il sorriso, finché ha potuto permetterselo, con la forza di tranquillizzare la mia disperazione. Entrammo insieme, ma uscii da quell’ospedale da solo, con una piccola valigia in mano, tutto quello che mi rimaneva di lei. Non avevo pensieri particolari, anzi non avevo pensieri. Tutto era passato su di me in un lampo, una vita era finita, la mia. Avevo amato, goduto, sofferto, gioito, ma quel giorno si era portato via tutto.

Non andai subito a casa, non avevo fretta, non c’era più nessuno ad aspettarmi preoccupato. Piansi nuovamente. Il senso di vuoto che avevo nel cuore mi annientava. Come potevo sopravvivere senza di lei, senza la sua voce, la sua testa, il suo corpo? La vita è veramente tutta qui? Un’illusione di felicità che si dissolve nella morte? Mi ritrovai a passeggiare per Brera, attorno tante bancarelle, si… l’antiquariato le piaceva tanto, rovistare tra le vecchie cose alla ricerca della pietra filosofale…Schernita da me ogni volta, infastidito, come mi sembrava importante quella mattina, fatta di nulla!

Mi avvicinai alla bancarella dei libri usati e iniziai a leggere titoli a caso. Tra le mani mi capitò “La tentazione di esistere”, lessi l’incipit:- Per quasi tutte le nostre scoperte siamo debitori alle nostre violenze, all’esacerbarsi del nostro squilibrio. Persino Dio, per quanto si incuriosisca, non lo scorgiamo nell’intimo di noi stessi, bensì al limite esterno della nostra febbre, esattamente nel punto in cui, la nostra rabbia fronteggiando la sua, ne risulta una collisione, uno scontro rovinoso per Lui non meno che per noi. - Quel libro, a distanza di anni è ancora sul mio comodino, per me è lei, rappresenta la mia esistenza. Non l’ho mai letto.

lunedì 16 giugno 2008

Esempio di Dialogo



Sono molto onorata di essere stata presa ad esempio in questo sito per un mio piccolo dialogo http://creativascrittura.blogspot.com/

mercoledì 28 maggio 2008

Il Sogno. I grandi temi della poesia


Quarto appuntamento con il nuovo progetto letterario che ogni mese pubblica i migliori testi arrivati dal web introdotti da una poesia inedita di un grande autore classico o contemporaneo. LAB (collana Esordienti Giulio Perrone Editore).
In questa è presente una mia poesia:

"Il Sogno"

Come un brutto sogno
che non finisce mai,
vivo il tuo ricordo.

Come un bel sogno interrotto,
muore l'inganno della tua esistenza.





PP. 170
Formato 12x18
Poesia
ISBN: 978-88-6316-027-7
15,00 euro

venerdì 16 maggio 2008

La mia prima uscita cartacea






da "L'eroina è merda che sa di vaniglia" ecco il pezzo di Daniela Rindi...

Lo specchio
di Daniela Rindi


Prendo il coraggio. La mia amica si sarebbe preoccupata di andare a prendere le bambine a scuola, mio marito avrebbe organizzato la cena…tutto a posto. “Mamma, mamma, ma dove vai oggi?”. “Mamma va in un circolo letterario, una riunione d'artisti che leggono poesie e racconti, vado ad ascoltare delle belle storie”. Accettano la cosa, anche se mamma non si allontana mai da loro, ma mamma è anche un po' strana a volte! Mi dirigo alla piccola stazione, compro un biglietto e salgo. Il viaggio non è molto lungo ma porto con me un libretto, titolo “il Segreto”. Non ho voglia di leggere, sto in ansia, chissà se sto facendo la cosa giusta? La gente che passa mi lancia uno sguardo, quasi sorpresa di trovarmi lì. Difatti non c'entro niente con questi pendolari vestiti goffamente, donne troppo truccate, o troppo poco, ragazzi con zaini pesanti e sdruciti, bambini piccoli in piedi, lo sguardo sperduto e la mano alla mamma. Sono una bella donna, elegante, ma non classica, dall'aria pulita e solare e non prendo mai il treno. Arrivo a termini, una passeggiata a piedi, il luogo dell'appuntamento non è molto distante. C'è odore di cibo orientale, molta cipolla fritta, mi prende una leggera nausea, sarà che sono a digiuno. Vado sempre ad acqua il giorno dopo. Il numero 66, toh, guarda, mi ricorda qualcosa. Un gran portone ottocentesco mi guarda cattivo, mettendomi a disagio. Scruto il citofono, niente. Ho sbagliato, era il 66/a. Davanti a me una scala stretta che scende nel sottosuolo, squallida, il pensiero è scontato. Cerco con lo sguardo qualcuno che possa aiutarmi a capire se sono nel posto giusto, ma nessuno sembra accorgersi di me, quasi fossi trasparente. Una donna si sta servendo del caffé da un thermos, un'altra sta componendo un vassoio di pasticcini, una giovane coppia sta parlando a bassa voce, appoggiata al muro. Cerco appigli leggendo i volantini sulla parete…i Dieci passi…da ripetere ogni giorno, come la Preghiera. Oddio! Sono finita in mezzo ad un branco di sfigati moralisti e pure cattolici! Mi decido e domando. Un'arcigna signora mi assicura che sono nel posto giusto, la riunione sta per iniziare. Capisco subito che ci sono dei rituali da rispettare, da setta. La situazione mi piace sempre meno. L'oratore annuncia l'inizio, è la donna arcigna. “Mettiamoci tutti in cerchio e recitiamo la preghiera laica… Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, la saggezza di conoscerne la differenza”. Poi tutti seduti: “Maria, alcolista, oratore della serata, oggi abbiamo dei nuovi amici, con nuove storie da raccontare, ascoltiamoli…”. A turno si presentano, “ciao sono Paolo, alcolista…. Barbara …alcolista, Rosa… alcolista…” tocca a me, “Daniela… punto!” Mi guardano tutti, ma come non sono una di loro? Colgo lo stupore e aggiungo… “scusate sono nuova, vorrei prima capire”. “Il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avercelo!” Risponde la donna arcigna. Si, è vero, infatti, sono qui, anche se continuo ad avere dei dubbi, stronza. E' vero che ho un problema, ma mi dai il tempo di digerirlo e di fare delle considerazioni! Non mi faccio deprimere e mi metto in ascolto. Ho imparato che i maestri non sempre sono coerenti con quello che insegnano, l'importante è quello che tu riesci a capire e fare tuo. Le storie sono terribili, lancinanti, vere storie, di veri disperati, che hanno perso anche l'ultimo treno della vita. L'oratore è colui che ce l'ha fatta, che ha vinto, è un figlio di Dio. Tutti vorrebbero essere oratori. In questa cantina, senza finestre, osservo i loro volti segnati, questa sera molti si siederanno, ancora una volta, davanti alla loro cara e consolante amica, la bottiglia e nient'altro. Sono impressionata, sconvolta, m'immedesimo, mi rattristo, come al solito mi ribello. In questo desolante panorama, mi chiedo con che diritto sono qui a giudicare, pur riconoscendo delle analogie con la mia storia. Io non sono ancora caduta in quest'inferno senza ritorno, è ancora una mia scelta, un libero arbitrio. Passo la parola, non me la sento. Ho la consapevolezza che pochi di loro ce la faranno. Torno alla stazione, la stessa strada, lo stesso odore di cipolla rivoltante…la stessa nausea… una tachipirina e domani si vedrà.

***

Sono un ex attrice, un’ex imprenditrice, spero non un’ex moglie (anche se ci sono i presupposti!), madre di due bellissime bambine, vivo in campagna con sette cani e un solo gatto, ma non chiedetemi perchè. Ho sempre avuto la passione della scrittura, come sindrome di espressività inespressa, di frustrazioni sopite, di sessualità segreta, di autoanalisi mai verificata, dato i costi. Ho capito che scrivere non è questo e da poco mi sono presa sul serio come scrittrice, frequentando seminari, leggendo riviste specializzate, partecipando a forum, inviando racconti. Il risultato? Una flotta di editori a pagamento, chats intellettualoidi che sfociano in bieca pornografia, giovani scrittori talentuosi che ti trattano come un essere poco evoluto, amiche gelose della tua prima pubblicazione che non ti leggono manco a morire, per non parlare del marito che ti preferisce sempre … come eri prima! Insomma scegliere di fare la scrittrice è uno spasso, sto ancora sbellicandomi dalle risate. Che posso aggiungere? Continuerò a farlo alla facciaccia loro!


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titolo: L'eroina è merda che sa di vaniglia
collana temalibero
AA.VV. - ISBN 978-88-95106-24-3 (© 2008 - tutti i diritti riservati ai rispettivi Autori) -
euro 12,00 - pp. 163 - in copertina, "Tema D." by Paolo West, adattamento grafico, di Phab Postini

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slogan, disegni, poesie, canzoni,
riflessioni, brevi testi e monologhi,
racconti legati al tema della DROGA
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Nota
Il materiale raccolto in questa pubblicazione è necessariamente “vario”, come varia è l’umanità che si esprime ogni giorno sul Tema della Droga. Del resto, tutti hanno diritto di parlare e di avere opinioni, o di non averne e pure parlare ugualmente. Di sicuro, quello che balza agli occhi è che alcuni di coloro che ne parlano, si esprimono, emettono “sentenze”, non hanno alcuna idea di che si tratti. Ciò è dovuto alla “non conoscenza” dell’argomento: sia diretta che indiretta. Ne scaturisce a volte un’estrema banalità di pensieri, tracce, riflessioni che sanno tanto di vuoto acerbo, ma che pure, piaccia a no, rappresentano la sostanza semplice di una semplicistica coscienza morale individuale e dunque collettiva. Tra i molti, per fortuna (ed erano e sono propriamente questi il senso e lo scopo di tale raccolta), spiccano diversi interventi, passaggi, espressioni e testimonianze di grande lucidità. E' pertanto a questi ultimi e ai loro rispettivi Autori che va la nostra attenzione e il nostro ringraziamento per avere condito con splendide eccezioni un’insalata di numeri erranti nel contesto sociale.
Paolo West
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Testi di:
Denise Ugliano
Eleonora Lo Iacono
Cristina Donati
Patrizia Scandroglio
Giovanni Catalano
Daniela Rindi
Claudio Giubrone
Selene Coccato
Luca Roncoletta
Francesco Dell'Olio
Stefano Noventa
Manuela Costantini
Andrea Delle Sedie
Paolo Lazzini
Ersilia Cacace
Enrico Faraoni
Fulco Giuseppe
Andrea Cantucci
Gianluca Testa
Ilaria Benecchi
Sara Traverso
Giorgia Cocola
e di:
Marcella Testa
Alessandro Silva
Luciano Somma
Luigi Ventriglia
Vanessa Mele
Giuseppantonio Caruso
Agnese Monaco
Lara Costantini
Carlo Bettari
Giulia Pegoraro
Ludovica Mazzuccato
Adele Pedroncelli (lastblues)
Elena Bulfon
Alessia Bicocchi
Alessandro Dattola
Sara Cattaneo
Marco De Mattia
Roberto Marzano
Vincenzo Corrado
Claudia Casini
Carla Vitantonio (Lucilla)
Simone Manservisi (disegno)

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ordinalo direttamente qui:
http://www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_ordini.htm